GRAVISSIMO ATTO DI INTIMIDAZIONE AL SALONE DEL LIBRO DI TORINO
Sabato venti maggio, il Salone del Libro di Torino ospita il ministro, per le pari opportunità e la famiglia, Eugenia Maria Roccella, esponente della cricca fascista Fratelli d’Italia: costei si presenta nella ex capitale sabauda per presenziare alla presentazone del suo romanzo “Una famiglia radicale” (2023, edizioni Rubbettino, pagine 196, Euro 16,00).

Viene accolta – davanti allo spazio occupato dalla Regione Piemonte – da una straordinaria prova di democrazia: un gruppo di persone, prevalentemente appartenenti alla galassia femminista e ambientalista, la contesta in modo molto civile, limitandosi ad alzare la voce e ad esporre le proprie idee leggendo un documento politico.
Per tutta risposta, la parlamentare meloniana Augusta Montaruli fa un’indegna gazzarra, prendendosela violentemente – ancorché soltanto a parole – con il direttore della kermesse Nicola Lagioia, lamentando la mancanza di democrazia nel non permettere al Ministro di parlare.
Proprio da lei viene la lamentela: da una fascistella condannata, in via definitiva – per il reato di peculato, in relazione alle spese personali indecenti, fatte pagare ai cittadini, effettuate quando era consigliera regionale – e per questo dimessasi dalla carica di sottosegretaria all’Università e alla Ricerca, per poi essere immediatamente riciclata nel commissione di vigilanza della Rai.
La politicante bolognese – ospite d’onore del dibattito – riesce a fare anche peggio; quando finalmente, dopo alcuni minuti di resistenza, scende dal palco afferma, rivolta ai contestatori: «Lascio il palco alle altre persone che devono parlare per motivi di democrazia a voi sconosciuti. Argomenti che spero voi ascolterete».
A questi personaggi, e a Mara Carfagna (presidente di Azione con Carlo Calenda) che – senza alcuna vergogna – straparla di pensarla diversamente «da Roccella su tante cose, ma difenderò sempre il suo diritto di esprimere le proprie idee. Così funziona in democrazia», vorremmo ricordare che il potere del popolo non può essere visto soltanto a senso unico.
Chiunque deve poter esercitare la prerogativa – sancita dall’articolo ventuno della Costituzione della Repubblica Italiana – di propagandare le proprie idee, per quanto possano essere del tutto irricevibili, senza per questo subire ritorsioni da parte degli organi repressivi dello Stato borghese.
Quanto accaduto a Torino – ventinove denunce ai danni degli attivisti – è davvero gravissimo, perché ha dimostrato ancora una volta che tale norma è valida soltanto fino a che sono i potenti ad invocarla: se ad esercitare il proprio diritto sono comuni cittadini, scattano le sanzioni.
Bosio (Al), 22 maggio 2023
Stefano Ghio - Proletari Comunisti Alessandria/Genova
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